Segnali tutti negativi e mai con l'intensità di oggi. Le grandi infrastrutture del paese sono congelate e, paradossalmente, non perchè esista un'oggettiva scarsità di fondi pubblici, ma perchè i privati che dispongono di risorse da investire, non possono farlo, causa la mancata approvazione finale da parte del governo, e, segnatamente, del Ministero dell'Economie, della convenzioni che riguardano le autostrade, delle tariffe o dei contratti di programma che riguardano gli aeroporti, delle autorizzazioni che riguardano nuovi impianti portuali.
Già il quinto rapporto sullo stato di avanzamento delle opere contenute nella Legge Obiettivo illustrato in Parlamento aveva fornito indicazioni sconcertanti. Ma la realtà è ancora peggiore. Capo Horn si occupa con particolare attenzione dell'area del nord ovest, che ha un'incidenza predominante sul pil complessivo del paese, nonchè sul mercato logistico.
Ebbene, proprio nel nord ovest le grandi opere si stanno squagliando, sia quelle che necessitano di consistenti finanziamenti pubblici, sia quelle che si autofinanziano.
Partiamo dalle ferrovie. Sulla Torino-Lione è calata una cappa di silenzio. Se ne parla (come ormai abitudine) solo in funzione di una possibile campagna elettorale, se - come molti ormai sono pronti a scommettere - il leghista Cota dovrà lasciare la presidenza e riaffidare alle urne i suoi sogni di guida della Regione Piemonte. Probabilmente incontrando sul suo cammino non Mercedes Bresso, bensì un Chiamparino in grande spolvero pronto anche a cimentarsi nelle primarie per un nuovo PD.
A fine luglio è stato presentato il progetto preliminare della Tav e forse qualcuno a Bruxelles si accorgerà che al momento della richiesta dei finanziamenti comunitari, l'Italia si era già presentata con un presunto preliminare ...